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Quando l’auto diventa culto di design artistico

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Un’interessante visita al Museo dell’ADI (Architettura e Design Industriale)

Ho avuto l’opportunità di potere visitare a Milano il Museo dell’ADI (Architettura e Design Industriale) situato in Piazza Compasso d’Oro, intitolata al prestigioso premio di design industriale con il quale vengono premiate le migliori realizzazioni industriali: fra questa anche alcune che riguardano il mondo dell’Auto. Chicca dell’esposizione, era esposta (in uno spazio completamente a lei dedicato) una bellissima Cisitalia del 1948: la prima auto esposta in modo permanente al MoMA (Museo di Arte Moderna) di New York, un’auto che fece sembrare immediatamente vecchie e sorpassate tutte le altre auto della sua epoca.

La genesi di questa bellissima auto la si può riassumere nelle seguenti 8 tappe, dal 1946 al 1972.

1946 – Pietro Dusio e Piero Taruffi, fondano a Torino la Cisitalia S.p.A, (Compagnia Industriale Sportiva Italia). La direzione tecnica della fabbrica è affidata all’Ing. Giovanni SAVONUZZI, che ha proseguito gli studi dell’Ing. Dante GIACOSA. Nel momento di massimo splendore la fabbrica arriverà ad impiegare 5.000 persone ed occupare un superficie di 3.000 m2. La Cisitalia debutta con la monoposto D46 un’auto da corsa con telaio a traliccio tubolare – una novità per l’epoca – utilizzando pezzi della Fiat 500 “Topolino” e della Fiat 508B/1100.

1947 – Viene presentata al pubblico la 202 Coupé progettata da SAVONUZZI ed alcuni affinamenti da parte della carrozzeria Pininfarina, che ne produrrà anche il maggior numero di esemplari. E’ corretto ritenere che la 202 Coupé sia la prima vera novità dell’industria automobilistica italiana del dopoguerra.

La sua sorella minore, nella versione spyder, pilotata da Tazio NUVOLARI, grazie alla sua leggerezza e manovrabilità ebbe un grande successo alla Mille Miglia in quanto fu lungamente in testa alla corsa, quando fu superata nel finale da Clemente BIONDETTI alla guida della più potente Alfa Romeo 8 Lungo 2.9 C che con i suoi 295 CV)a 5500 g/min. sorpassò NUVOLARI precedendolo all’arrivo a Brescia.

Fortemente impressionati dall’inventiva di SAVONUZZI, tre personaggi illustri delle corse dell’epoca, ovvero Ferdinand PORSCHE, Rudolf HRUSKA e Carlo ABARTH, gli si affiancarono per tentare un ulteriore impegno agonistico, creando la Cisitalia 360 una innovativa auto da corsa, che propulsa da un motore a 12 cilindri boxer di soli 1500 cmc, grazie all’utilizzo del compressore erogava ben 500 CV di potenza che distribuita sulle 4 ruote grazie alla trazione integrale. Un’auto da corsa che grazie alla linea molto affusolata  ed un rapporto Peso/potenza molto favorevole, prometteva un notevole potenziale. Purtroppo, il precario bilancio dell’azienda non fu in grado di supportare tale attività agonistica.

1948 – Sulla base della 202 Coupè, nasce la 202 Cabriolet. Le manifestazioni sportive continuano comunque a portare lustro alla fabbrica con modelli sia derivati dalla 202 Coupé che dalle monoposto. Dopo l’esperienza della Cisitalia F1 G.P. 360 Carlo Abarth con l’aiuto di Davide INTROZZI, realizza la Cisitalia 204 da competizione.

1950 – La situazione finanziaria difficile, conduce la Cisitalia in Amministrazione Controllata. Dusio si vede costretto a scorporare i progetti della 360 dal resto dell’azienda ed a spostarsi in Argentina. Conseguentemente nasce la: “Società d’esercizio Cisitalia”, controllata dai creditori che optano per la continuazione della costruzione della Cisitalia 202, sia nella versione chiusa che aperta.

1951 – Al MoMA (Museo di arte Moderna) di New York vengono esposte 8 automobili. E’ la prima volta che un’auto assurge ad “Opera d’Arte” quale espressione della “Scultura in movimento”; tra queste anche la Cisitalia 202 che fa apparire vecchie ed obsolete tutte le auto costruite fino ad allora.

1952 – Come tutti i sogni, anche i più belli hanno una fine. La situazione economica già compromessa arriva al capolinea e la fabbrica è costretta a fare uscire la Cisitalia 202 di produzione. Il numero di auto prodotte è incerto sembrerebbe circa 100 Coupé e 60 Cabriolet. La produzione sopravvive grazie alla costruzione della Cisitalia 303 DF definita anche “La 202 dei poveri” (si stimano una trentina di vetture prodotte), che però per contenere i costi utilizza un telaio Fiat a longheroni, ed altre marginali differenze come, ad esempio, le feritoie laterali di sfogo aria del motore.

Come conseguenza il fondatore si ritira dall’Azienda, mentre il figlio Carlo continuerà con minori attività fino al 1964. Dusio, con una azione simbolica e teatrale, lancia nel fiume Po l’albero motore della Cisitalia Grand Prix quale sugello della fine di una attività tanto meravigliosa quanto sfortunata.

1972 – Il MoMA di New York prende la decisione di inserire nella collezione permanente del Design, quale prima auto nella storia, la Cisitalia 202 a premiare il sogno iniziale di Pietro Dusio e Piero Taruffi.

Testo e foto di Flavio Scopinich