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Un funerale poco partecipato

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Sandro Munari, con Mario Mannucci, al Rallye Elba del 1973 (ph dalla rete)
Considerazioni a margine delle esequie di Sandro Munari

Lo scorso 3 Marzo ho partecipato al funerale di un mito e poi amico, che si chiamava Alessandro Munari. Dopo averlo seguito per lungo tempo nelle sue imprese, in particolare rallistiche, che resero famoso nel mondo il marchio Lancia, lo incontrai al Rally di Sardegna nel 1967, dove mi diede un passaggio per raggiungere l’aeroporto.

Partecipando, negli anni 70, a varie gare con il reparto corse Lancia, la nostra conoscenza diventò amicizia. Il tempo segnò le poche volte che ci vedemmo, poi in una serie di manifestazioni ci ritrovammo a trascorrere ore insieme e lì conobbi l’uomo non il mito, con la sua vecchiaia, i suoi ricordi, i figli, i cambiamenti e quella che poi sarebbe diventata la sua malattia.

Al funerale, svoltosi a Bologna, dove abitava con la famiglia, la chiesa era gremita, ma fui immediatamente colpito dalla completa, inspiegabile, vergognosa assenza di rappresentanti istituzionali e di tutto ciò che Lui aveva rappresentato. Mi riferisco in particolare ad autorità statali, ai rappresentanti ACI, quelli dell’auto, che tanto hanno ricavato, ai grandi o presunti dello sport automobilistico, che per anni si sono vantati e pavoneggiati accanto a Sandro Munari. Un profilo veramente basso del mondo dell’automobilismo non nuovo a queste figuracce (il settimanale AUTOSPRINT 1972 titolava “il telegramma mancato” a firma “e.b.” dove si faceva presente la mancanza di soldi per mandare un telegramma riferito alla vittoria di Montecarlo.

Dopo un saluto e le condoglianze di un piccolo gruppo di vecchi amici, sono rientrato a casa con tante brutte considerazioni. Ho atteso questo tempo nello scrivere perchè non volevo in qualche modo interferire con il dolore della famiglia, ma per quello che vale questo è stato ciò che ho pensato.

Bruno Ferraris (per gli amici, Brunin)